
IL KINTSUGI OVVERO L’ARTE DI RIPARARE E AGGIUNGERE VALORE
Il Kintsugi (o Kintsukoi) è un’antichissima tecnica artigianale giapponese di restauro delle ceramiche. Letteralmente significa “riparare con l’oro” e consiste nell’utilizzare un metallo prezioso (generalmente oro, ma anche argento liquido o lacca con polvere d’oro) per saldare i frammenti di un oggetto rotto.
Un vaso riparato diventa così un’opera d’arte, e sono proprio le linee di frattura dorate a conferirgli unicità e pregio.
IL TUMORE OVVERO L’ESISTENZA IN FRANTUMI
Una diagnosi di tumore rappresenta una vera e propria frattura nell’esistenza di una persona. Ci si trova a far fronte ad un evento che minaccia la propria integrità fisica e psicologica, che rompe l’equilibrio di vita e manda in frantumi l’esistenza così come era stata progettata e costruita fino a quel momento.
Attraversare l’esperienza di malattia somiglia all’arte del Kintsugi: così come riparare un vaso rotto riempiendo di oro le crepe lo trasforma in un’opera d’arte, allo stesso modo ricostruire la propria vita dando significato e valore alla sofferenza la rende più preziosa.
IL VALORE DELLE CICATRICI
Chi si ammala di tumore è costretto a confrontarsi con la dimensione della vulnerabilità dell’essere umano e con il senso di esclusione dal mondo dei sani. La malattia mette l’uomo di fronte a tutta la fragilità e l’imperfezione dell’esistenza. Le ferite dell’anima così come le cicatrici del corpo sono tenute nascoste perché fonte di disagio, segno di debolezza e motivo di vergogna.
L’arte del Kintsugi insegna proprio l’importanza della fragilità e dell’imperfezione. Le ferite e le cicatrici sono preziose perché raccontano una storia di trasformazione e rinascita a partire da un momento di crisi e rottura. La sofferenza, se riconosciuta e accolta, aggiunge valore alla vita e si trasforma in punto di forza.
