
LA METAFORA DELLA GUERRA
Le metafore aiutano a rappresentare la realtà. Raccontano esperienze attraverso parole che hanno il potere di evocare immagini, sensazioni, contenuti profondi. La guerra è la metafora più usata per riferirsi al tumore. I malati, nelle notizie di cronaca e nell’immaginario collettivo, sono guerrieri in trincea che combattono la loro battaglia contro un pericoloso nemico. E il lessico militare in ambito medico rafforza questa visione: i farmaci sono “armi” contro una malattia spesso aggressiva e invasiva, i luoghi di cura sono “reparti”, “divisioni” e “presidi” sanitari, gli studi clinici “arruolano” pazienti.
VINCERE O PERDERE
Qual è il prezzo di questa visione? Contro la malattia si può solo vincere o perdere. La responsabilità spetta al malato, a quanto forte e coraggioso dimostra di essere nella sua lotta per la sopravvivenza. Unica modalità considerata appropriata e accettabile di affrontare il tumore, espone il malato all’ansia di dover corrispondere alle aspettative e alla colpa di non riuscirci. Chi guarisce è un eroe che ha sconfitto il cancro. Chi muore ha perso la sua battaglia, non ce l’ha fatta, si è arreso alla malattia.
GUERRIERO O COMBATTIVO?
Il malato costretto a vestire i panni del guerriero, perché è ciò che ci si aspetta da lui, sente il peso di recitare un ruolo che non gli appartiene. Diverso invece è l’atteggiamento mentale chiamato “spirito combattivo”, per cui il malato stesso vede il tumore come un nemico da combattere e questo lo aiuta a far fronte alle sfide della malattia. Ma non è l’unico possibile.
Di fronte al cancro non c’è un solo modo, appropriato e accettabile, di sentire e comportarsi. Non tutti si sentono guerrieri. Va accolto e incoraggiato qualunque atteggiamento personale utile ad affrontare efficacemente la malattia.
Lascia un commento per raccontare la tua esperienza o condividere la tua opinione scrivendo nel box qui sotto.
