REAZIONE ALLA DIAGNOSI DI CANCRO: ANESTESIA EMOTIVA

Hai appena ricevuto una diagnosi di cancro e pensi di non provare niente. Cosa fare?

Immagine di copertina di articolo di Psiconcologia sulla reazione emotiva alla diagnosi di cancro, con psiconcologa autrice.

Ricevere una diagnosi di cancro impatta fortemente sul piano psicologico e non è infrequente che la reazione iniziale assuma la forma di anestesia emotiva. Vediamo di cosa si tratta e come gestirla.

IL TUMORE E’ UNO TSUNAMI

La malattia oncologica irrompe con impatto deflagrante nell’esistenza, sconvolgendola in tutte le sue dimensioni. Assume il significato di pericolo per la vita ed evoca nella mente scenari di catastrofe. Minaccia l’integrità fisica e psichica, il senso di futuro e di controllo. Rappresenta una cesura nella storia personale, una frattura nel senso di continuità del sé.
È un evento altamente stressante per l’essere umano e potenzialmente traumatico sul piano psicologico.

LA REAZIONE EMOTIVA ALLA DIAGNOSI DI CANCRO

La diagnosi è uno tra i momenti più critici dell’esperienza oncologica: è il momento in cui la malattia da possibile diventa reale e si impone con tutto il suo carico. L’impatto della notizia può essere tanto forte da provocare un vero e proprio shock emotivo.
Subito dopo aver ricevuto la diagnosi è frequente e normale provare angoscia, incredulità, confusione e smarrimento. Può succedere di sentirsi come distaccati, da se stessi o dalla realtà. A volte non si prova niente, c’è solo vuoto.

NON PROVARE NIENTE

La notizia della malattia può essere accompagnata da una sensazione di stordimento e di vuoto emotivo, come se le emozioni fossero del tutto spente, attenuate o non accessibili. Niente lacrime, niente paura, niente rabbia.
Questa esperienza, spesso molto destabilizzante, è una reazione normale e caratteristica della fase di shock, immediatamente successiva alla diagnosi. E ha un significato adattivo.

NON SENTIRE PER PROTEGGERSI

Il cervello, in condizioni di stress elevato, può mettere in atto un congelamento emotivo transitorio come difesa da emozioni troppo intense e soverchianti. È una “anestesia emotiva”, che protegge la mente da un dolore in quel momento insopportabile.
Permette di confrontarsi con la realtà senza esserne sopraffatti e di elaborare in modo graduale il carico emotivo della diagnosi, sentendo solo quote di dolore che si è in grado di tollerare.
Dandosi la possibilità di non sentire, o di sentire meno, la mente può sopravvivere alla notizia.

COSA FARE

Darsi la possibilità di sperimentare anche il vuoto emotivo. Sentirsi anestetizzati emotivamente non è apatia, insensibilità o indifferenza. Non vuol dire che non si sta reagendo. È autoprotezione in risposta allo stress acuto della diagnosi. È importante riconoscerla come reazione normale e concedersi di stare, anche nel vuoto di emozioni, senza giudicarsi deboli o sbagliati.

Darsi tempo. La mente ha bisogno di tempo per adattarsi ed elaborare l’accaduto. L’anestesia emotiva è di solito una condizione transitoria, un rifugio di emergenza. Superata la fase iniziale di shock, quando la mente non avrà più bisogno di difendersi, le emozioni inizieranno ad emergere. Non occorre provare a forzarle.

Ascoltare il corpo. Le emozioni hanno correlati fisici e possono manifestarsi nel corpo prima di essere avvertite e riconosciute dalla mente. Essere consapevoli delle proprie reazioni fisiche aiuta ad orientarsi quando ci si sente emotivamente spenti.
Inoltre, prestare attenzione alle sensazioni corporee, a ciò che si percepisce con i sensi nell’interazione con l’ambiente, è di aiuto per rimanere in contatto con la realtà, nel qui ed ora, anche se disconnessi dall’esperienza emotiva.

Accogliere ciò che emerge. Col tempo il senso di vuoto tenderà ad attenuarsi e potranno arrivare ansia, paura, rabbia, tristezza, dolore, in un’onda intensa e fluttuante, misti a speranza e ricerca di rassicurazioni.
È importante prendere contatto con tutte le emozioni, via via che emergono, senza trattenerle o evitarle. Significa che si sta aprendo una nuova fase del processo di adattamento, in cui diventa possibile elaborare e integrare l’accaduto.

Non isolarsi. Il supporto delle persone care e una comunicazione aperta con il team di cura sono fondamentali in ogni fase del percorso oncologico. Condividere le proprie sensazioni, dando spazio e voce anche all’assenza di emozioni, o al caos interiore, aiuta a dare forma, a comprendere e ad
attraversare l’esperienza.

Quando chiedere un aiuto professionale. Se il vuoto persiste nel tempo, porta a chiudersi in se stessi, impedisce di prendere contatto con la realtà della malattia e interferisce con la partecipazione attiva al percorso medico, può essere utile chiedere il supporto specialistico di figure come lo psico-oncologo.

(Articolo scritto in collaborazione con l’associazione C’è Tempo OdV)

2 pensieri riguardo “REAZIONE ALLA DIAGNOSI DI CANCRO: ANESTESIA EMOTIVA”

  1. Molto interessante questo articolo. Sono informazioni senz’altro utili anche a chi sta accanto al malato, per comprendere meglio la sua reazione alla diagnosi di malattia e poter essere di supporto.

    1. Grazie per il commento. La psiconcologia presta sempre più attenzione alla figura caregiver e la riconosce come fondamentale nei percorsi oncologici. Ricevere informazioni ed essere aiutati ad aiutare è molto importante per chi sta accanto al malato.

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