
CHRONOS E KAIROS
Il tempo non scorre sempre in maniera costante o uguale per tutti. Lo sapevano bene gli antichi greci, che avevano almeno due parole per definirlo: Chronos (la dimensione quantitativa, logica e sequenziale) e Kairos (la dimensione qualitativa, ovvero il tempo percepito soggettivamente). C’è quindi il tempo scandito dagli orologi. E c’è la nostra personale esperienza del tempo, segnata dagli eventi e dalle emozioni.
Come cambia la percezione del tempo dopo una diagnosi di tumore?
IL TEMPO NELLA MALATTIA ONCOLOGICA
Diagnosi e cura seguono i tempi dell’ospedale e dei medici. Ma il vero tempo della malattia è quello vissuto dai pazienti:
tempo interrotto -> il tumore interrompe il flusso dell’esistenza, è uno spartiacque tra il prima e il dopo. La sensazione è che tutto sia cambiato per sempre;
tempo sospeso -> la cura della malattia diventa la priorità attorno a cui ruota tutto il resto. La sensazione è che si viva sospesi tra un passato che non è più ed un futuro incerto che non si riesce ad immaginare;
tempo dilatato -> è il tempo dell’attesa, scandito dagli appuntamenti medici. Sembra rallentato mentre si aspetta con ansia l’esito di un esame. Pare infinito quello che separa dalla conclusione dei trattamenti;
tempo limitato -> ammalarsi di tumore mette in luce l’orizzonte temporale dell’esistenza. Il tempo, dato per scontato prima della diagnosi, è ora segnato dalla consapevolezza che la vita umana ha un termine e dalla paura di averne ancora poco a disposizione.
IL VALORE DEL TEMPO
In quest’ottica, l’esperienza di malattia porta con sé una nuova visione temporale, più consapevole, e il desiderio di vivere in modo più pieno e ricco di senso. I pazienti imparano sulla propria pelle che il tempo è prezioso, hanno necessità di non sprecarlo, sentono che il tempo speso bene è più vero.
Il tempo della malattia diventa così tempo di vita.
