
NON SONO PIÙ IO…
Il tumore è in grado di scatenare una vera e propria crisi esistenziale.
La malattia infatti determina cambiamenti in tutte le dimensioni dell’identità personale (fisica, emotiva, relazionale) e costringe a rinunciare ad importanti aspetti di sé.
La perdita, temporanea o definitiva, è spesso accompagnata dalla sensazione di estraneità rispetto a se stessi.
Lo psicologo James Bugental ha messo a punto un esercizio utile a quanti, disorientati dalla malattia, non si riconoscono più. L’”esercizio di Orfeo” aiuta a ridefinirsi alla luce dei cambiamenti imposti dal tumore e a mettersi in contatto con la parte più profonda di se stessi.
IL MITO DI ORFEO
Orfeo, figura della mitologia greca, simboleggia la difficoltà ad accettare la perdita, che richiede lo sforzo di lasciarsi indietro quello che è stato e guardare avanti.
Il mito racconta che Orfeo, disperato per la morte della sua sposa, Euridice, discese nell’Ade per supplicare che fosse rilasciata. Gli dei ebbero pietà di lui e la liberarono ad una condizione: Orfeo non avrebbe dovuto voltarsi a guardarla finché non fossero risaliti sulla terra. Invece Orfeo, in un momento di debolezza, gettò uno sguardo indietro ed Euridice fu persa per sempre.
L’ESERCIZIO DI ORFEO
Chiudi gli occhi e chiediti “Chi sono io?”.
Fai una lista di attributi, ovvero di aspetti, caratteristiche, ruoli che sono importanti nella tua vita e con cui ti identifichi.
Ora scegline uno, quello a cui pensi di poter rinunciare con minore angoscia e immagina di lasciarlo andare.
Chiediti adesso: “Chi sono dunque io se non sono più questo?”.
Immagina di eliminare uno ad uno gli aspetti di te, procedendo da quello meno importante fino a raggiungere l’aspetto più profondo di te, il nucleo centrale della tua identità.
Chiediti adesso:
“Chi sono io?”
“Quanto contano nella mia vita gli aspetti a cui ho dovuto rinunciare a causa del tumore?”
“Che cosa è veramente importante per me?”
Per quanto siano grandi le rinunce, la malattia non può privare l’uomo delle sua vera essenza.
